Tondo napoletano. Il panino fritto

Una nuova, gustosissima ricetta è nata a Napoli. Parliamo di “Tondo napoletano“, una rivisitazione tutta partenopea del classico hamburger americano. Si tratta di una ricetta che vede l’incontro della carne con il soffice impasto della pizza fritta di Isabella De Cham, giovane pizzaiola del Rione Sanità già acclamata nel panorama nazionale.

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O’ babà cu sasicce e friarielli

Quando si parla di babà, il dolce preferito dei napoletani, non mancano mai le matrone che dispensano consigli sulla quantità giusta di rum e sulla corretta dose di farina.

Ogni napoletana che si rispetti conosce i segreti per un babà alto e ben bagnato.

Ma se tutti ne conoscono i trucchetti, pochi ne conoscono l’origine: essa ha a che fare con un incidente avvenuto in Polonia. Si narra che Stanislao Leszczinski, re di Polonia dal 1704 al 1735, suocero di Luigi XV di Francia, avendo messo a punto un programma di cooperazione e integrazione europea, che richiedeva molte energie, aveva continuamente bisogno di consumare cose dolci, per cui i pasticceri di corte erano soliti servirgli il kugelhupf, un dolce preparato con farina, burro, zucchero, uova, uva sultanina e lievito di birra.

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La lupa Alba

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C’era una volta, una bellissima lupa dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Alba.

Dal carattere dolce e sincero, nobile ed idealista, grande sognatrice, adorava lei, dipingere il mondo attorno con la sua poesia, amante del timido candore della neve sui rami, del festoso canto dei ruscelli  all’aria aperta, del brillio della luna in cielo, fiera nel suo incedere, perennemente persa nei suoi pensieri, forte e coraggiosa.

Acquazzone/tra rami di pioggia/l’eco del tuono ricamava lei, nel suo cuore i propri haiku, animo sublime, ritenuta proprio per questo suo modo di fare, una tipa allorché stramba, dagli altri componenti del branco, i quali, apprezzavano ben altre virtù in una lupa della sua età, adatti alla continuazione della specie, ed il proliferare del gruppo, quali l’adoperarsi per trovare un buon compagno e crescere insieme a lui dei bei cuccioli sani.

Ma docile ed altruista, lei sorrideva alle loro parole, senza remore.

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Salviamo Elisa

Cinquantamila cuori pulsanti, stretti intorno ad uno splendido sorriso. Con i like non si guarisce, ma sicuramente aiutano a sentirsi meno soli in momenti drammatici, e voi in questo siete stati speciali. Di donazione si parla di rado, spesso ad interlocutori distratti e disinteressati, parlarne sui social, regno del frivolo e dello svago per eccellenza è stata una stupefacente scoperta. Guidati dalla convinzione che questi potentissimi mezzi di comunicazione debbano essere sfruttati per qualcosa di utile e trasformati da “macchine infernali” in ” uragani di generosità”, abbiamo assecondato l’intuizione di Fabio, ” nulla arriva al cuore come il sorriso di una bambina”, il cuore di un papà non mente. Il sorriso di Elisa ci ha fatto innamorare, soffrire, sperare ma soprattutto ci ha permesso di parlare di donazione del midollo osseo, grazie ai cinquantamila cuori stracolmi d’amore per lei. Non sono like è la vostra straripante generosità.

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Haiku. Un attimo di Vita che diventa verso

Nella letteratura giapponese, gli Haiku rappresentano una parte molto importante della poesia. La condizione alla base di questo tipo di poesia è la convinzione dell’inadeguatezza del linguaggio, rispetto al compito di testimoniare la verità. C’è molta cultura Zen alla base della poesia Haiku, il cui intento è quello di far tornare il linguaggio alla sua essenza pura, alla sua nudità.

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Pancotto con broccoli e fagioli

La “cucina di recupero”, nasce dall’esigenza di ceti sociali minori, come ad esempio i contadini, di riciclare avanzi di cibo affinché nulla venisse buttato. Anticamente buttare via il cibo era cosa assai improbabile, basti pensare alla famosa zuppa ‘e carnacotta ad esempio, e ancor di più era un peccato poi se il cibo in questione era il pane. Ogni modo utile per consumare e ridurre gli sprechi di cibo era ben accetto, e tra questi, immancabili sono le ricette del“pancotto”, che sembra essere addirittura un metodo tramandato dal Medioevo, un piatto che attraversa tutta l’Italia differenziandosi a seconda delle varie zone con tocchi regionali che hanno contribuito a personalizzare e rendere unica la bontà dei piatti.

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