Mario Benedetti, Rincón de haikus

L’haiku, la classica forma poetica giapponese con tre versi di 5-7-5 sillabe, è un modo di esprimere con immediatezza uno stato d’animo. Affascina anche noi occidentali, forse per la sua brevità in questi tempi di fretta. Brevità apparente, perché in così poco spazio, si potrebbe meditare a lungo. Jack Kerouac e Jorge Luis Borges praticarono gli haiku, e anche Mario Benedetti, il poeta uruguayano scomparso il 17 maggio 2009. Ecco alcuni dei suoi haiku – nella traduzione purtroppo va perduta la classica forma metrica giapponese.

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Passano le nubi
e il cielo torna limpido
di ogni colpa.

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Mario Benedetti. Haikus

Rincón de haikus
Mario Benedetti, Rincón de haikus, Madrid: Visor, 1999; México: Alfaguara, 1999

Nota previa

Hace tiempo que soy lector de haikus, pero confieso que el primero que me sedujo como forma poética se lo debo a Julio Cortázar, cuyo título postumo, Salvo el crepúsculo, fue tomado de un notable haiku de Matsuo Bashoo (1644-1694): “Este camino / ya nadie lo recorre / salvo el crepúsculo”. Años después me enteré de que la traducción pertenecía a Octavio Paz (en colaboración con Eikichi Hayashiya).

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