Ho conosciuto un angelo che si chiama Godot

Lettera 21. Abbassando lo sguardo, oltre il posarsi lieve della neve dietro i vetri della finestra, a ricoprire di bianco intorno, stringendosi nello scialle, Nausicaa si morse il labbro, nel buio della sua stanza, quattro pareti, un tavolo e due sedie, svegliata di soprassalto dalle potenti raffiche di vento, credendo fosse stata la mano di qualcuno a bussare forte alla sua porta, accorgendosi invece, di quanto fosse in realtà stata soltanto l’inclemenza del tempo ad aver lavorato con la sua fervida immaginazione.

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Cristina

Lettera 21. Dolcemente, lievi, impalpabili, con delicatezza infinita le dita di Cristina spostarono i lunghi capelli della bambina dietro l’orecchio, sorridendole nello scendere carezzevole dei polpastrelli sulle rosee guancie “Francesca adesso è ora di dormire, da brava!” spostò la mano sulla fronte della piccina, “dormire” che gran parolona, pensò fra se e sé la donna, tacendo.

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Le tre rose di Erio

Note a morire … veloci … bianco e nero … i tasti … a seguirsi … rincorrersi … fughe e ritorni … dita a volare … il collo flesso … sala muta … attonita … scala a salire … le spalle … mascella a serrarsi … le tempie a pulsare … morsi … silenzio … un istante … il battito del cuore … lo spartito a voltarsi … fruscìo di fogli … l’anima … in sincrono … indomito il senso … sudore … il fuoco … freddo …

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Scrivere Musica

Lettera 21. Il dondolìo dell’altalena, quel rumore metallico, il cigolare dei cardini, le corde, d’improvviso gli occhi di lei incontrarono quelli di lui senza parole, in quella strada semi-buia, illuminata appena dalla fioca luce di un lampione che le granate non avevano ancora sventrato dall’asfalto, calda, l’afa ad incollarsi addosso.

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ho conosciuto un angelo che si chiama Godot

Chiudendo gli occhi, le parve di udire la voce cristallina di lui intonare ancora una volta quella canzone come fosse stato al suo fianco, dolcemente, vero, accompagnandola col suono armonioso della sua chitarra, quelle corde a divenire musica, anima, cuore, il suo stesso battito nell’accompagnare la magia delle parole, la lirica che lui aveva scritto e che le aveva cantato la prima volta quel giorno, tempo addietro….