I diaciassette haiku di Borges e altre storie

L’autore (che disegna in punta di pennello ideogrammi sillabici) si confonde con l’argomento e il tono dell’haiku. Esce fuori da se stesso perdendosi (o ritrovandosi) nella consistenza del reale che lo riguarda, riportando a unità sollecitazioni disperse in frammenti.
L’haiku raccoglie, in una inscindibile unità, fonte di illuminazione e meditazione profonde, intesa a corroborare la comunione dell’uomo con la natura circostante. Natura reale, concreta, toccata con mano, recitata in un unico respiro, abbracciata nel suo insieme.
(I diciassette haiku di Borges e altre storie, di Davide Dotto)

 

I diaciassette haiku di Borges

L’haiku assomiglia molto a un ritratto dal vero di qualcosa che si trova di fronte a noi, nella sua essenza, senza artifici e ornamenti.
Per sua natura non definisce, non crea confini, non costruisce concetti.
Indica, ritrae, è un’istantanea fotografica. Con la differenza che di sfuggita appare l’occhio che sta dietro l’obiettivo, colui che ha intinto il pennello e vergato i segni sulla carta.
(Davide Dotto “Approfondimenti tematici: I diciassette haiku di Borges e altre storie”)