Thor il lupo

C’era una volta, un bellissimo lupo dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Thor.

Dal carattere dolce e sincero, nobile ed idealista, grande sognatore, adorava lui dipingere il mondo attorno con la sua poesia, amante del festoso respiro dei ruscelli, del danzare della pioggia all’aria aperta, del brillio della luna in cielo, fiero nel suo incedere, forte e coraggioso.

Acquazzone/s’inerpica tra i rami/la bianca luna ricamava nel suo cuore i propri haiku, animo sublime, ritenuto proprio per questo suo modo di fare, un tipo allorché estroso, dagli altri componenti del branco, che non vedevano di buon occhio questo suo poetare, apprezzando ben altre virtù in un lupo della sua età, adatti alla continuazione della specie, ed il proliferare del gruppo, quali l’adoperarsi per trovare una buona compagna e crescere insieme a lei dei bei cuccioli sani, lasciandolo per questo motivo spesso solo, ed in disparte.

Docile e pieno di vita, il lupo cresceva col naso perennemente rivolto vero l’alto, forte e coraggioso, sorridendo alle loro parole, senza remore.

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Santa Lucia. Il giorno più corto che ci sia

DERIVAZIONE PROVERBIO – Il detto “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia” risale a ben 5 secoli fa, cioè a prima del 1582: in quel periodo la sfasatura fra calendario civile e calendario solare era ancora così rilevante che il solstizio cadeva proprio fra il 12 e il 13 dicembre rendendo quindi questo il giorno più corto dell’anno. Va infatti rammentato che la durata del percorso di un’intera orbita della Terra attorno al Sole, è lungo 365 giorni, 5 ore e 55 minuti, ma i giorni dell’anno secondo il calendario erano 365 e non esisteva ancora l’anno bisestile.

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Azucena la lupa

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C’era una volta, una bellissima lupa dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Azucena.

Dal carattere dolce e sincero, nobile ed idealista, perduto il proprio branco, ancora cucciola, caduta in una tagliola posta per mano umana, all’interno della Foresta, docile ed inesperta. Trovata in fin di vita da un vecchio lupo dal pelo grigio ed i magnifici occhi color dell’ambra, di nome Tancredi, era stata raccolta sotto la sua protezione, e bisognosa di cure, soccorsa da lui, dotto conoscitore delle più svariate erbe curative, riuscendo a tornare in forze, sana e salva, divenendo al suo fianco, una lupa vivace e robusta.

Forte e coraggiosa, grande sognatrice, sin da piccola, adorava lei dipingere il mondo attorno con la sua poesia, amante del respiro lieve della neve, del brillio delle lucciole nella nebbia, del candore romantico della luna, perennemente col muso rivolto verso il cielo, persa nei suoi pensieri.

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Napoli. La pasta reale

Sembra proprio che questa dolcissima prelibatezza dai delicati colori pastello debba i suoi natali proprio a Napoli dove il re Ferdinando IV di Borbone, un giorno, decise di fare visita alle suore del convento di San Gregorio Armeno le quali dopo avergli mostrato la cappella ed il convento lo accompagnarono al refettorio dove era stato  imbandito, per l’occasione speciale, un buffet.

Il re, messo di fronte a quella vastità gastronomica, rifiutò l’invito all’assaggio adducendo come scusa il pranzo da poco effettuato. Quando peròFerdinando IV di Borbone si rese conto che le aragoste, i pesci, i polli e i fagiani, in realtà, altro non erano che dolci abilmente mascherati ci rimase di stucco. Da allora le paste di mandorle o pasta reale, che dir si voglia, ha attraversato lo stretto di Messina sbarcando in Sicilia dove sono diventate un fiore all’occhiello della pasticceria sicula.

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