Azucena la lupa

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C’era una volta, una bellissima lupa dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Azucena.

Dal carattere dolce e sincero, nobile ed idealista, perduto il proprio branco, ancora cucciola, caduta in una tagliola posta per mano umana, all’interno della Foresta, docile ed inesperta. Trovata in fin di vita da un vecchio lupo dal pelo grigio ed i magnifici occhi color dell’ambra, di nome Tancredi, era stata raccolta sotto la sua protezione, e bisognosa di cure, soccorsa da lui, dotto conoscitore delle più svariate erbe curative, riuscendo a tornare in forze, sana e salva, divenendo al suo fianco, una lupa vivace e robusta.

Forte e coraggiosa, grande sognatrice, sin da piccola, adorava lei dipingere il mondo attorno con la sua poesia, amante del respiro lieve della neve, del brillio delle lucciole nella nebbia, del candore romantico della luna, perennemente col muso rivolto verso il cielo, persa nei suoi pensieri.

Neve/ si veste di candido silenzio/ la bianca luna ricamava nel suo cuore i propri haiku, animo sublime, ritenuta proprio per questo suo modo di fare, un tipo allorché stravagante, dagli altri del branco, che non vedevano di buon occhio questo suo poetare, apprezzando ben altre virtù in una lupa della sua età, adatti alla continuazione della specie, ed il proliferare del gruppo, quali l’adoperarsi per trovare un buon compagno e allevare insieme a lui dei bei cuccioli sani, lasciandola per questo motivo spesso sola, ed in disparte.

Ma cresciuta accanto a Tancredi, la lupa aveva preso a seguirlo ovunque, zampettando, insieme, componendo haiku in due, riscontrando in lui lo stesso indomito amore per la poesia, riportando nei loro versi lo splendore del cielo azzurro d’alba, il lento cadere delle foglie coi loro volteggi, il canto del vento, entrambi amanti della pace e dell’armonia, orgogliosa lei di quel muso che l’accarezzava, contro cui strusciarsi ad ogni momento di paura.

“Eppure non è vecchio?!” “Dovrebbe trovar altra compagnia!” “Adatta a lei!” “L’ha guarita, si ma…” “Lei dovrebbe smetterla di stargli dietro!” “No, lui col tempo troverà un’altra compagna!”

Ed una notte, il lupo drizzando le orecchie appuntite, raspando la nuda pietra con artigli, le si accostò col cuore a mille “Azucena…io devo andare! E’ giusto che per un po’ io vada in altre zone, il branco ha bisogno anche di questo, che io apprenda nuove cose e torni più saggio di prima!” le carezzò il muso col petto in subbuglio, guardandola negli occhi “Ma ti prometto che tornerò! Tornerò da te!” soffiò deciso “Tornerò…di questo non dovrai mai dubitare!” e lei abbassando la coda, a quelle parole, guaendo, leccò le sue zanne bianche, come piaceva ad entrambi, annuendo col capo “Si… ed io ti aspetterò!” credendo in lui, senza remore. “Perché io tornerò!” ululò il lupo, voltandosi nell’andar via.

Ma il tempo da quella notte, prese a trascorrere velocemente, senza che si avesse più alcuna notizia del lupo.

“Ma lui tornerà! Tornerà perchè lo ha promesso!” ripeteva lei. “E’ così!”

“E se non dovesse succedere?” “Se lui non volesse più far ritorno?” “Se non si ricordasse più di te?” “Se avesse preso con sé una compagna?” “Vero…” “Avesse avuto con lei dei cuccioli?”

“Lui tornerà!” ringhiava lei convinta ad ogni rimbrotto “La poesia è un atto d’amore…lui me lo ha insegnato! E tornerà per comporre insieme altri haiku!”

E non passava giorno, che accucciata fra le rocce, non attendesse il suo arrivo. Le mancavano i suoi sorrisi, il suo modo di fare poesia, le corse lungo la vallata, i mirtilli che divoravano insieme, e non trascorreva momento in cui non credesse alle sue parole. Lui sarebbe tornato.

Acquazzone/A mezz’aria sospesi/I miei pensieri componeva, mai dimentica della promessa, ferrea, forte, col muso rivolto verso l’alto. Sapeva che lui era via per imparare, accrescere la sua conoscenza e tornare per guarire altri animali, con il dotto sapere delle erbe curative. E che stava di sicuro componendo poesie con lei, sullo stesso filo di pensieri che li univa invisibili.

“La poesia è un atto d’amore!” sospirò lei “E’ forza capace di unire solo col respiro, quella magia che non si può spiegare!” ululò. Questo era lui per lei, e lei era questo per lui.

E di colpo una notte, nel silenzio ovattato, un’ombra tagliò la luce argentea della luna, stagliandosi sull’altura della collina innevata, e la lupa col petto a battere furioso, scorse Tancredi guardarla sorridente, scodinzolante.

Ed il lupo, levando lo sguardo verso la luna, cantò, in un sol lungo ululato, il suo ritorno, pronunciando per intero il nome di lei “Azucena…” in una melodia d’amore d’impareggiabile bellezza.

“La poesia è un atto d’amore! Tu me lo hai insegnato!” corse la bella lupa incontro a lui a perdifiato, e carezzando col naso quello di lui, sorrise “La poesia è questo…Amore a prescindere!”

“Mi hai aspettato!” scosse lui il capo, tremante e lei ridendo gli sfiorò il muso “Come avrei potuto non farlo?” e lui ricambiando le sue carezze, si strofinò a lei raggiante “Piccola mia, Azucena….ricordati, l’Amore è l’unico compenso dell’Amore!” ululò il lupo, scodinzolando.

“Ma allora è tornato!” “E’ vero…” “E’ tornato perché così aveva detto!” “E’ tornato per lei?” “Davvero?”

Insieme Azucena e Tancredi, si guardarono muti negli occhi e senza proferire parola, si diressero verso la grotta, uno di fianco all’altra, scoprendosi quella notte, a dividere lo stesso giaciglio, innamorati. Ed al nascere del nuovo giorno, non si separarono mai più, e vissero per sempre felici e contenti.

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