Ezio Bosso

Io ne ho memoria.
in quei giorni mi avrebbero messo un nero, quello per gli Asociali, che erano i “disabili” o prostitute, i malati o semplici oppositori: i diversi ci chiamavano.
Ho memoria del rosso per i comunisti e gli oppositori politici fossero anche sacerdoti.
Del giallo per gli ebrei.
Del viola per testimoni di Geova.
Ho memoria del marrone degli zingari
e del blu per i tedeschi antifascisti.
Ho memoria del rosa degli omosessuali.
Erano triangoli.
Erano i miei fratelli e le mie sorelle.
A volte facevano la musica come me.
E io sono tutti loro. Sono tutti quei colori.
Per questo ho memoria di quei triangoli e continuerò ad averla.
Perché sono tutti quei triangoli.
Lo siamo tutti.
E quindi avrò memoria.
Oggi come ieri, come domani.

Annunci

Il cielo sopra la guerra

(Costantino)

Lettera 21. “Le foto servono per fermare gli istanti che faranno la storia, e queste sono strepitose! Bellissime! Sembrano provenire dal taccuino di un viaggiatore errante, un vagabondo d’emozioni, zingaro nel suo cercare attraverso la lente dei propri scatti un mondo che possa gridare,  potente!”

Ricordò lei le prime parole che aveva buttato giù in fretta quel giorno di luglio, chiedendo in un telegramma di poter conoscere l’autore degli scatti fotografici che erano piovuti sulla sua scrivania alle sei del mattino senza alcuna firma, mentre era intenta a correggere le ultime righe del suo articolo da far uscire entro mezzogiorno. Una follia in quel campo ancora mezzo addormentato, disseminato di rimbrotti lontani di fucile e puzzo stagnate di piscio secco. Ma lei c’era riuscita e le stesse parole gliele  aveva rivolte poche ore più tardi, tenendolo di fronte, ripetendole con occhi ammirati, fissando quelle opere cresciute di numero sul suo tavolo.

Continua a leggere

Morte e Resurrezione – Raccolta di poesie di Enis Ben Slama

e

Alle volte, si dice, che si scrivano parole nascoste con la speranza che vengano trovate. E’ il caso di questo giovane autore, Enis Ben Slama, di origini italo-tunisine, che nella sua Raccolta di poesie appena pubblicata, lancia un messaggio d’Amore affinchè orecchie “attente” possano ascoltarlo. Un messaggio forte, dirompente, romantico, come nell’indole del ragazzo che affonda la penna non soltanto nelle sue Emozioni più intime, ma molto di più, spingendo nel suo stesso cuore, intingendo la punta per scrivere senza freno, raccontandosi  intimamente.

Una Raccolta dai tratti decisi, d’Amore nel senso universale, un canto prorompente in cui Enis, parlando di se stesso, ringrazia chiunque sia passato lungo il suo travagliato cammino, rendendolo protagonista, cammino di vita il suo, che lui stesso definisce più volte, per nulla semplice, e che ha visto ad un certo punto l’evolversi del suo epicentro  più difficoltoso e senz’altro catartico, appena due anni fa, segnando per sempre, in maniera esponenziale, la sua giovanissima esistenza.

Conscio di se stesso, del suo gesto  “estremo” che appena due anni addietro, lo  ha portato a gravi conseguenze che lo marchieranno probabilmente per sempre, egli non perde la speranza, ma anzi trova nella nuova Condizione, proprio la Luce vera della Vita.

Continua a leggere

Napoli. Il migliaccio

Il migliaccio napoletano ha origini medievali, dall’anno mille. La parola deriva dal latino miliaccium che indica un tradizionale pane di miglio. In effetti nel XVIII secolo questo termine suggeriva anche una particolare torta contadina tipica napoletana (e toscana) fatta con miglio e sangue di maiale. In particolare quest’ultimo elemento era l’alimento tipico delle mense contadine povere. Il sangue del porco rappresentava un cibo completo di un animale di cui “non si butta via niente”, nutriente e in grado di sostenere le fatiche di una campagna che non risparmiava le classi sociali più abiette.

Continua a leggere

A. Baricco

Caro Andrè, mio amato amore di mille anni fa. Non so come hai fatto a trovarmi. Questo è un posto che quasi non esiste. Ho ricevuto le tue lettere, e non è stato facile leggerle. Si riaprono con dolore le ferite del ricordo. Se io avessi
continuato, qui, a desiderarti e ad aspettarti, quelle lettere sarebbero state abbagliante felicità. Ma questo è un posto strano. La realtà sfuma e tutto diventa memoria. Perfino tu, a poco a poco, hai cessato di essere un desiderio e sei diventato un ricordo. Mi sono arrivate le tue lettere come messaggi sopravvissuti a un mondo che non esiste più.
Io ti ho amato, Andrè, e non saprei immaginare come si possa amare di più. Avevo una vita, che mi rendeva felice, e ho lasciato che andasse in pezzi pur di stare con te. Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce a immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. E’ scoppiata tutto d’un colpo. C’erano cocci ovunque, e tagliavano come lame.

Continua a leggere

La Shoah

 La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.