Haiku. Jorge Luis Borges

«ESISTE o no il sogno che smarrii prima dell’ alba?» A formulare l’ interrogativo così intimo e universale è Jorge Luis Borges. Anche il poeta e scrittore argentino si dilettò a scrivere haiku, il componimento in tre brevi versi nato in Giappone. Alla brevissima forma poetica, alla quale in Italia si è avvicinato Giuseppe Ungaretti, è dedicata la collettiva di arte contemporanea dal titolo “Haiku” che si inaugura domani alle 18 alla Galleria Monteoliveto (piazza Monteoliveto,14; ingresso libero dal lunedì al venerdì 16.30-19.30 – infoline 081 1956 9414). Le opere accompagnate dalle liriche di origine nipponica sono state realizzate da cinque artisti italiani, due giapponesi, una ucraina e un francese, in mostra fino al 31 luglio. L’ haiku onirico di Borges insieme a quest’ altro verso esistenzialista “Qualcosa m’ han detto la sera e la montagna. Ma l’ ho perduto”, entrambi inseriti nel libro “I diciassette haiku” a firma dell’ autore latinoamericano, aprono e chiudono “Chouwa Harmony”, video realizzato da Massimiliano Lattanzi. L’ artista romano ha fotografato in Giappone scorci di giardini Zen. E ha montato una trentina di scatti monocromatici accompagnati dai versi di Borges e dal flauto di Ma Deva Yoko.

Se l’ haiku estivo “Spicchio di mare memoria d’ ombrellone feudo di sabbia” del poeta Akamota Kawatosho racchiude lo spirito dell’ esposizione, i versi “Lungo la strada verso l’ orizzonte dove trovare la luce” introducono il dipinto “A Road to Horizon” dell’ artista di Hiroshima Umeko Okano. La pittrice, nata in una famiglia dell’ alta borghesia della città portuale distrutta dall’ esplosione atomica del 1945, porta a Napoli anche il delicato olio su tela “Vestige” raccontato dall’ haiku “Cercando il porto dove la bianca nave approda”. Colori pastello, ambientazioni delicate sposano con eleganza la forma poetica che prevede nel primo verso cinque sillabe, sette nel secondo e ancora cinque nel terzo. Tra gli haiji, i poeti di haiku, si possono annoverare Edoardo Sanguineti ed Allen Ginsberg. Ha scelto invece un haiku composto dal francese Damien Gabriels l’ artista di Tokyo, Daisuke Minowa. I versi che affiancano il suo dipinto “Yellow Yesterday” recitano “Prima sera d’ estate qualche stella cadente ai piedi del gelsomino”. Le altre opere si intitolano “An American in Park”, “Nothern County”, “Contents”, “A Hole in Landscape”, “Black Mirror” e “Disconnection”. In alcuni casi sono i pittori a comporre i versi correlati all’ opera, come in quello della coppia francoucraina Olga Antonenko e Jean Lamoureux. L’ astista altoatesina Stefania Ancarani invece abbina l’ haiku alle sue microsculture-gioiello in bronzo, ammonite e ambra, il napoletano Gianpaolo Cono ritrae l’ uomo che tenta di fuggire da prigioni fisiche e virtuali. La pittoscultura di Antonella Lieto trasforma la tela in tazebao magmatici con rimandi simbolici di una mitologia post-moderna, enegica come il Cosmo di Rosa Liguori. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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