Diabete. L’automonitoraggio

L’automonitoraggio domiciliare della glicemia è diventato praticamente possibile a partire dagli anni 70, con l’introduzione dei primi reflettometri capaci di misurare la glicemia capillare. Ciò consentì, per la prima volta, di aggiustare la terapia insulinica sulla base dell’andamento giornaliero delle glicemie misurate a domicilio, nella vita quotidiana del paziente, anziché nel contesto rigidamente controllato del laboratorio. Questa innovazione rivoluzionò la terapia insulinica nel diabete di tipo 1, segnando di fatto il passaggio dai trattamenti tradizionali, basati sulle insuline lente, ai moderni schemi basal-bolus, che si utilizzano ancora oggi.

Da allora, il settore ha conosciuto una straordinaria evoluzione tecnologica, che ha comportato anche un cambiamento del metodo analitico (da reflettometrico a impedenziometrico), consentendo di aumentare straordinariamente la precisione delle misurazioni, semplificando le procedure e riducendo il volume di sangue necessario, il tempo richiesto per il test, le dimensioni degli strumenti e il costo delle strisce reattive. Grazie a questo notevolissimo progresso, l’automonitoraggio glicemico è diventato sempre più una componente essenziale della terapia del diabete, non solo di tipo 1, ma anche di tipo 2.

http://www.cardiolink.it/articoli/index.php?id=12433&Itemid=

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