I dolci dei morti

È tradizione in Italia allestire dolci particolari nei giorni a ridosso del 2 novembre e nella notte tra l’1 ed il 2 novembre, esporli su tavole imbandite, le quali verranno frequentate dai propri defunti.

Vi è infatti la Credenza che solo in quella notte,i Defunti,possano per una volta nell’arco dell’intero anno, fare ritorno alle loro Dimore e cenare, stanchi del Viaggio compiuto.

I dolci dei morti sono dei preparati, quasi sempre biscotti, realizzati in occasione della Commemorazione dei Defunti.

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‘O timballo ‘e maccarune

La sfida più ardua che può presentarsi a chi ama cucinare, quella di trovarsi dinanzi al dilemma di cosa preparare, in vista di un pranzo o una cena in cui arriveranno ospiti. Anche quelli più estrosi e  più disinvolti ai fornelli, almeno una volta si saranno trovati dinanzi a questo dubbio amletico, ma niente panico, c’è un piatto capace di mettere d’accordo tutti o almeno quasi tutti, una ricetta gustosa che farà figurare al meglio le doti da chef provetti quali siete. Signore e signori, ‘o timballo ‘e maccarune.

Il termine “timballo”, viene utilizzato per indicare appunto della pasta racchiusa in sformati, molto spesso composti di pasta brisèe, o sfoglia, e nasce dal ruoto di forma conica che anticamente veniva utilizzato per cucinare questa ricetta, è un piatto che ha origini antiche che risalgono al XIV secolo, ed è una delle ricette simbolo della cucina partenopea.

Come molto spesso accade, ogni ricetta ha le proprie varianti, ognuna cambia a piacimento dei propri gusti, ma per sommi capi la sostanza dei piatti del Sudresta uguale, ovvero gusto e bontà che rappresentano quasi sempre lo scopo principale di tutti i piatti che si portano in tavola. Oggi vogliamo proporvi un timballo di maccheroni racchiuso in crosta di pasta sfoglia, vivace e capace di far colpo su chiunque, anche sulle tanto temute suocere. Vediamo insieme cosa occorre.

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Il cielo sopra la guerra

(Tsuru)

Lettera 21. Dietro i vetri dilavati dalla tempesta, lentamente gli occhi di Penelope abbracciarono l’intero creato, dove sembrava che il cielo dovesse venir giù da un momento all’altro, tanto era potente lo scroscio d’acqua a rovesciarsi a secchiate, ed energico lo sferzare del vento a spazzar via ogni cosa, solo una torre al neon ad illuminare a brevi tratti la strada deserta, nessuna ombra in giro.

Le braccia conserte, i capelli lunghi raccolti nel velo a incorniciarle il viso, la gonna alle caviglie, dritta dietro la finestra, le palpebre di lei si serrarono all’ennesimo fulmine a illuminare di una macabra luce il terreno fangoso, e sulle sue labbra contrite si disegnò una smorfia di dolore. Quanto tempo era trascorso, da quando piccolina, aveva avuto paura di un temporale di tale portata, e quante notti erano volate via, da quando aveva cercato rifugio per l’ultima volta, fra le braccia di lui, a cingerla per proteggerla d’ogni male?.

Lui, il suo odore di colpo a inondarle i pensieri, il suo profilo, il sorriso, la pelle: Spartaco. Ancora una volta il suo viso le ri-apparve intatto agli occhi della mente, bellissimo, quel sorriso disarmante, una volta ancora, il loro vivere insieme, quella camera dalle mura scrostate, il loro letto che al farci sopra l’amore cigolava in maniera indecente.

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Diabete. I 10 sintomi più comuni

Quali sono i primi sintomi del diabete? Ecco una malattia che, con particolare riferimento al diabete di tipo 2, può comparire a qualsiasi età, quasi senza preavviso. Non sempre infatti è semplice per le persone comuni cogliere i segnali della sua comparsa. A volte i sintomi sono così lievi che i pazienti non si accorgono di avere problemi di salute fino a quando non si sottopongono agli esami specifici.

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Napoli. Il Torrone dei Morti

A Napoli, il rispetto e la riverenza verso i morti sono anche motivi per far festa, con rituali e cibi ben precisi. Perciò, secondo la tradizione, il torrone viene preparato in segno di offerta ai parenti defunti, ai quali è consentito ritornare nelle proprie case proprio la notte tra il 1 e il 2 novembre.

La leggenda narra addirittura che la forma e il colore dei torroni ricordino proprio le sagome delle bare, in dialetto napoletano, i “taùti”.

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Napoli. La pizza fritta

Dire Napoli equivale a dire Pizza, in tutte le sue forme e le sue sfumature! Che si tratti della classica pizza margherita cotta al forno o della più vivace pizza fritta comunemente conosciuta in Italia con il nome di “calzone“, un fatto è certo, per mangiarne di veramente buone bisogna venire a Napoli, terra di mare, tradizione e sapore!

La “Pizza Fritta” ha origini antiche che affondano le proprie radici nella fame e nella povertà di una Napoli devastata dalla seconda guerra mondiale. Proprio in quel periodo nasce l’esigenza infatti di creare una pizza “low cost” che andasse a sostituire la classica pizza al forno oramai divenuta troppo costosa per la popolazione media. Da qui l’idea di farcirla con ingredienti piuttosto poveri e facilmente reperibili, come ricotta, cicoli di maiale e pepe.