La rabona

Nel calcio, la rabona (in lingua italiana incrociata) è un movimento in cui si colpisce la palla spostando il piede calciante dietro quello di appoggio, incrociandolo, in un movimento genera un tiro, un cross, o un piccolo tocco, usato perlopiù per il dribbling.

La rabona è stata resa famosa in tutto il mondo dagli Argentini ai Mondiali di calcio del 1930 in Uruguay.

In Italia l’inventore della rabona è considerato Giovanni Roccotelli (che vestì, tra le altre, le maglie di Cagliari, Ascoli e Torino): già nella prima giornata del Campionato cadetto 1976-77, domenica 26 settembre 1976, giorno della prima delle sue 165 partite complessive della sua carriera in Serie B, proprio in rabona, effettuò un traversone per Virdis in area di rigore, traversone che l’attaccante non riuscì comunque a tramutare in rete. Roccotelli ricorreva a tale gesto tecnico anche per battere rigori e punizioni nel limite dell’aria di rigore.

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Il Portico dei Mendicanti

Il portico dei Mendicanti, affianca l’ex convento di San Gregorio, risalente all’XI secolo, qui nel 1563, per volere di Pio IV, ebbe sede l’Opera dei Mendicanti, intesa a fornire di cibo e di vesti persone di condizioni miserrime, non in grado di lavorare e bisognose di tutto. Le cronache dicono che il 18 aprile 1563 giunsero in processione alla chiesa di San Gregorio ottocento mendicanti.
Il portico fu voluto per collegare, in un comodo percorso coperto, il Ricovero dei Mendicanti alla via Emilia orientale, al tratto Porta Maggiore – Santa Maria Lagrimosa degli Alemanni, che era porticato fin dal 1631.
Restaurato fra il 2002 e il 2004, fa parte del complesso Policlinico Sant’Orsola – Malpighi.

Rincon de haikus

Originalmente, el Haiku se escribía en el arte del “Shodo” (Caligrafía) al que le agregaban su firma sellada. Luego, poco a poco agregaron dibujos rápidos a sus escritos.

La primeras ilustraciones eran la representación de los “Haijin” (autores del Haiku) pero luego agregaron otro tipo de dibujos relacionados a la naturaleza, que podían ser minimalistas o elaborados, en tinta china o con acuarelas, estas ilustraciones fueron denominadas “Haiga”

Tomado de: Haiku, breves poemas visuales de Alejandra Palmeros.

Il cielo sopra la guerra

(Ginevra) 

Lettera 21. “Fra rami d’ulivo scivolano tremule lucciole, mentre la tua bocca dolce di viole e miele, grembo d’angelo accogliente, si stacca adagio dalla mia, restituendomi al mio corpo…” di nuovo lo stesso sogno, da tacere, da non raccontare, da chiudere dentro, soffocare in gola, sotto quintali di ferro e chili di ruvida stoffa, uniforme inappuntabile d’ordinanza. Lo stesso sogno da tenere segreto su carta, ben nascosto. Sensazioni che non dovrebbero mai sfiorare la mente, così libere. Emozioni di carne e sangue. Sconvenienti da provare per alcuni, in tempi di guerra.

Sollevò Ginevra la testa dal suo vecchio quaderno, puntando fuori, verso il cielo, perdendosi nel lento cadenzare del crepuscolo a sfumare il giorno, dietro i vetri del grosso edificio sventrato alle radici, dalle bombe lanciate a ripetizione, nudo scheletro privo di calcinacci alle sue fondamenta. Mastodontico mostro in equilibrio precario.

I lunghi capelli rossi tenuti stretti dalle forcine, austeri, a modo, le indurivano i tratti acerbi, rendendoli decisi, severi, la divisa a cancellarne l’identità: soldato dal braccio infallibile e la mente programmata all’attacco.

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Ezio Bosso. Le stanze

Fino all’ultimo respiro
Suoneremo
Sorrideremo

Fino all’ultimo respiro
ci ascolteremo
ascolteremo quel respiro
e insieme respireremo

Quel respiro che contiene tutti i respiri
tutta la storia e tutta la vita di ogni vita
e tutte le storie e le vite di ogni vita
L’universo (si dice) è composto da quei respiri

di quell’ultimo respiro
che è un gesto d’amore incondizionato
come il carbonio o una carezza

E fino all’ultimo respiro
Ameremo
Sogneremo

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