Haiku. Ricardo Virtanen

Nel tuo libro La sed provocadora è costantemente presente un forte senso della natura, molto vicino allo stile della poesia orientale, e non è un caso che i testi che compongono il libro siano esclusivamente haiku e tanka, però quasi sempre c’è una zona buia, come un’ombra che improvvisamente oscura la luce e la bellezza del paesaggio, un contrasto finale che spiazza il lettore: nei tuoi versi, Ricardo, la natura non è soltanto armonia e felicità!

Sì, è così.
La natura è lo specchio nel quale si riflettono la mia filosofia di vita e la mia estetica letteraria. Essa si trova sempre alla base dei miei testi, che poi però si estendono in una forma molto plastica e simbolica. Logicamente dietro c’è tutta un’esperienza personale che incide sulla lotta dei contrari di Eraclito che, come osserviamo nella natura, non è affatto piacevole.
La mia poesia sviluppa quello che ho chiamato una “logica della desolazione”, nella quale predomina l’elegia su una poesia più celebrativa o lirica.

Nella tua poesia emerge, intensamente, una musicalità molto curata ed elegante; una musicalità che scorre di testo in testo cambiando suono e timbro, e c’è anche una particolare attenzione al ritmo, alla chiusura, spesso brusca, del testo: è qualcosa che si relaziona al fatto che sei, allo stesso tempo, poeta e musicista?

Ci sono straordinari poeti nella storia della poesia che non erano affatto musicisti, e così accade nella nostra contemporaneità. Però è chiaro che un poeta deve essere “musicale”, altrimenti poi la sua poesia sarà priva di “effetti ritmici” e lo giudicheremo un poeta “senza orecchio”, ovvero, un pessimo poeta. Per me anche il verso brevissimo deve essere musicale. Ora, per quel che riguarda la mia persona, è certamente possibile che l’essere musicista, e ancor più batterista e percussionista, eserciti una chiara influenza sulla mia letteratura, e non solo sulla poesia, che per sua natura deve essere ritmica e precisa, ma anche nei miei scritti in prosa. Sono uno scrittore molto lirico e batto il tempo quando scrivo.
Una professoressa statunitense, Elsy Cardona, ha appena pubblicato un articolo sui miei haiku e li contrappone alla musica jazz. Lei parla dei multipli ricorsi musicali della mia poesia, come la sincope, il glissando, modelli ritmici o armonia musicale. In definitiva: è qualcosa che, benché io mi sforzi in questo, deve essere la critica a dire se riesco bene.

http://www.filidaquilone.it/num018brandolini3.html

 

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