A. Baricco

“ Jun incominciò a sciogliergli il foulard rosso che teneva intorno al collo, e poi gli aprì la giacca e a uno a uno i bottoni del gilet scuro, iniziando dal più basso e poi venendo su, lentamente, fino a quello più alto che seppur rimasto solo a difendere l’indifendibile pur tuttavia resistette un istante, giusto un istante, prima di cedere, in silenzio, proprio mentre il signor Rail si chinava verso il volto di Jun per dire – ma era quasi un pregare

           Ascoltami Jun… guardami e chiedimi quello che vuoi…

 Ma Jun non disse nulla. Semplicemente, senza che un solo angolo del suo volto si muovesse, e assolutamente in silenzio, iniziò a piangere, in quel modo che è un modo bellissimo, un segreto di pochi, piangono solo con gli occhi, come bicchieri pieni fino all’orlo di tristezza, e impassibili mentre quella goccia di troppo alla fine li vince e scivola giù dai bordi, seguita poi da mille altre, e immobili se ne stanno lì mentre gli cola addosso la loro minuta disfatta. Così piangeva, Jun. E non smise mai, nemmeno per un attimo, mentre le sue mani spogliavano il signor Rail, e nemmeno dopo, a vederlo nudo sotto di sè e a baciarlo ovunque, non smise mai, continuò a sciogliere il grumo della propria tristezza in quelle lacrime immobili e silenziose – non ci sono lacrime più belle – mentre stringeva fra le mani il sesso del signor Rail e lentamente passava le labbra su quella pelle liscia e incredibile – non c’erano labbra più belle – e piangeva, in quel suo modo invincibile, quando aprì le gambe e in un istante, un pò con rabbia, prese il sesso del signor Rail dentro di sè, e dunque, in un certo modo, tutto il signor Rail dentro di sè.

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Ezio Bosso. Le Stanze

Sei in grado di dare un nome alle stanze della tua vita?

Quattro stanze piene di bellezza
Quattro stanze piene di sorrisi
Quattro stanze piene di ascolto
Quattro stanze piene di commozione
Quattro stanze piene di stanchezza che evapora dai tasti di un pianoforte
Quattro stanze piene di stupore rinnovato
Quattro stanze piene di musica e di vita
Quattro stanze piene di gratitudine
Si, erano questi giorni… quattro stanze sono una casa grande…

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Ps. Ti penso

Un “buongiorno”, “come stai?” o un “come è andata oggi?” sono essenziali per dimostrare il nostro interesse e far capire all’altro che ci interessa davvero. Non c’è bisogno di mandare mille messaggi al giorno, basta far sapere all’altro che siamo lì e che lo amiamo.

Pensieri …

La prevenzione è la chiave di tutto. Ne capisco l’importanza.

La salute è un bene prezioso, è la base su cui possiamo

Edificare con forza il nostro quotidiano, va coccolata, protetta.

L’ignoto si combatte con la prevenzione, che è prima di tutto

una forma mentale. Spazziamo via gli atteggiamenti

timorosi e superficiali, superiamo l’ignoranza a favore

di una consapevolezza attenta e ragionata dei nostri limiti

e del nostro corpo.

Facciamo in modo che il miracolo si avveri, per ciascuno

di noi, tutti i giorni della nostra esistenza.

– Cit.

Il cielo sopra la guerra

(Beatrice) 

Lettera 21. “Le stagioni stanno cambiando, la Terra attorno sta divenendo sempre più arida ed artificiale. Eppure questo cielo sopra di noi resta ancora  capace di stupirci, sorprenderci. Meraviglioso come all’origine. Intatto. Le lucciole, bellissime, sono ancora tutte qui, brillanti, accese a far luce. Una luce forte!”

Seduta su di una vecchia panchina arrugginita, Beatrice stava godendosi lo spettacolo della natura a confondersi col suo corpo d’acciaio. Foglie, lucciole, erba ad odorare di fresco, di rugiada e le sue braccia a stirarsi, sgranchirsi in un sordo rumore metallico: bulloni, viti, all’unisono con le gambe ad allungarsi: legamenti snodabili, rotule a molla, dentro il petto a batterle un sofisticato congegno automatico dalle qualità eccezionali in grado di regolare tutto l’insieme, infallibile.

Chiusa nella sua uniforme d’ordinanza, anfibi ai piedi, il basco ben calcato in testa a coprirle i corti capelli rossi sulla nuca, unico vezzo ancora umano, femminile, un quaderno sulle gambe, era in quei momenti di pausa che ammucchiava pensieri, talvolta poesie, scritti. Uccello di ronda a quell’ora notturna, ri-elaborato attentamente al computer secondo i sistemi più all’avanguardia,  completamente accessoriato.

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