Il cielo sopra la guerra

(Princesa)

Lettera 21. Lente le sue dita tremanti, presero a carezzare quel respiro, dolcemente, con delicatezza infinita, con cura lungo tutta la sua riga, cullandoselo nel cuore, quel muscolo furioso a battere indomito nel suo petto, scaldandolo col proprio fiato.

E perdendo fuori lo sguardo, dietro i vetri della finestra, contemplando il cadere lieve della neve ad imbiancare le colline, svegliando in un manto gelato la città addormentata, Mattia strinse i pugni, sullo scempio della natura umana a divorare se stessa.

Quei brevi cessate il fuoco, dovuti più alle necessità, che al fermarsi dei fucili nemici, quel velo di pace momentanea, ad avvolgere i cadaveri ammassati lungo le strade, coprire i crani fracassati, scuri, posti a far bella mostra di sé, cimiteri a cielo aperto, le membra sventrate, tracimate tra le urla disperate dei superstiti, le armi a battere incessanti.

La canotta nera, a fasciagli i muscoli, quella cassa toracica così ampia che sembrava potesse contenerne due di cuori, ampia, selvaggia, furente, ereditata dalla sua progenie, sangue mischiato al seme della terra, parte di nuvole e radici, vento e foglie, passero di dicembre, uomo, lupo selvatico, invulnerabile, braccio integerrimo, libero, canto d’inverno, invincibile.

Muto, lui in piedi, non poteva far altro che contemplare in silenzio, attonito, quel momento di quiete, assaporandone il brivido.

Pace, una parola così abusata, così dimenticata.

Scalzo, solo, piegò le proprie ali, portando alle narici lo stelo di quella splendida rosa rossa, scarlatta, “Princesa”, dai petali carnosi, che teneva a dondolare tra le dita, annusandola fin nel cuore, mentre lenta una lacrima prese a inumidirgli le ciglia socchiuse.

La polvere della morte, l’alito sublime della vita.

Zitto, levò lo sguardo, quei suoi occhi, due braci viola di dolore accesi, proteggendo quel respiro, chiudendolo stretto nel palmo, difendendolo con foga “Princesa…”, quel bocciolo innocente, puro, vivo, a stringerlo, impastandolo a divenire poesia “Lunaescarlata/ Tu boca indecente /Magnifica el cielo”, attento, più forte, ancora di più.

Quanto tempo sarebbe passato prima che il segnale d’allarme avesse preso a trillare nuovamente? Quella rosa non era fatta per la guerra, e il cielo per ospitare la rabbia degli uomini …

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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