Il cielo sopra la guerra

             ( 10 dicembre 1995 ) 

Lettera 21. Lente le sue dita tremanti, presero a carezzare quel respiro, dolcemente, con delicatezza infinita, con cura lungo tutta la sua riga, cullandoselo nel cuore, quel muscolo furioso a battere indomito nel suo petto, scaldandolo col proprio fiato.

Poi adagio la mano scivolò sul suo grembo, sotto la stoffa bianca della lunga gonna, ed un lieve rossore le dipinse il viso. Era ancor più bella, quando timida, tentava di nascondere goffamente il suo dolce segreto.

Chiudendo gli occhi rivide il sorriso di lui, quel sorriso che la sfiorava tra la gente, baciandole l’anima senza labbra.

E perdendo fuori lo sguardo, dietro i vetri della finestra, contemplando il cadere lieve della neve ad imbiancare le colline, svegliando in un manto gelato la città addormentata, arrossì ancora di più, perdendosi nel pensiero di lui.

“La mia cicogna dalle calze rosse” l’aveva soprannominata dal primo istante in cui lei, gli aveva confermato la notizia.

“10 dicembre 1995” aveva segnato col rosso sul calendario quella data, lei. E lui stringendola forte a sé le aveva baciato la fronte, carezzandole il grembo ancora perfettamente piatto, ma che di lì a poco sarebbe fiorito portando tra loro il frutto sano di quell’Amore che li aveva uniti mente e corpo dal primo momento.

“Lo immagino come un pettirosso, sai?!” l’aveva sollevata fra le braccia, in un girotondo d’anime in festa, solo lui, solo lei, soltanto loro, insieme “Sarà un pettirosso piccolo, piccolo e ribelle, eccessivo, pieno di vita!” era sempre stato pieno di sogni lui, forte, sorridente, ombroso alle volte, quanto irrefrenabilmente solare.

E nel tornare a quei pensieri una ciocca dei suoi lunghi capelli biondi, le cadde sugli occhi, quasi a nasconderla.

Era quella la felicità.

Adagio si voltò e lo vide al suo fianco, seduto sul loro letto.

Piano lui, nell’incrociare i suoi occhi,  piegò le proprie ali, portando alle narici lo stelo della splendida rosa rossa, scarlatta, dai petali carnosi, che teneva a dondolare tra le dita, annusandola fin nel cuore, mentre lenta una lacrima prese a inumidirgli le ciglia socchiuse. Scalzo, nudo, alzò lo sguardo verso il cielo, due braci viola di passione accesi, proteggendo quel respiro, chiudendolo stretto nel palmo, difendendolo con maggior foga, ancora ed ancora, impastando la bocca di quel bimbo, suo figlio con il colore cangiante di quei petali Lunascarlatta/La tua bocca indecente/ Magnifica il cielo , attento, più forte, ancora di più,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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