Haiku – il verso libero

In questo variegato paesaggio, giungiamo a parlare delle tendenze della poesia modernista di tipo occidentale (shintaishi, ovvero ‘poesia del nuovo stile’), quali si delineano negli anni appena trascorsi.

L’ingresso della poesia di tipo occidentale in Giappone può datarsi con l’uscita dell’antologia Shintaishisho(1882) contenente traduzioni di testi di poeti occidentali (Gray, Tennyson, Longfellow, Campbell, Bloomfield, etc.).

Ma solo nel gran rivolgimento nel dopoguerra vi fu un gran fiorire di questa poesia per merito di diversi gruppi, come Arechi (Terra desolata), Retto (Catena di isole), Kai (Il remo) ed altri.

Ricordiamo i meriti della casa editrice Shicho-sha, che ha dato impulso alla pubblicazione di testi poetici contemporanei dedicati all’opera di ciascun autore, mentre i poeti, fino a pochi anni prima, pubblicavano i loro testi prevalentemente in antologie collegate con i loro gruppi di lavoro. Shico-sha, ha così pubblicato centinaia di titoli, tra cui, recentemente, anche le traduzioni di poeti italiani come Attilio Bertolucci e Mario Luzi, curate da Yasuko Matsumoto. Questa operazione ha sicuramente favorito una migliore conoscenza degli autori, favorendo la produzione e la conoscenza di opere organiche.

A proposito dei fermenti che vivificano la poesia nipponica ricordiamo ancora la sperimentazione di Yukio Tsuji, scomparso nel 2000, che ha tentato di coniugare la poesia del verso libero con gli haiku.

Infine crediamo sia importante dire qualcosa della nuova poesia femminile. Le donne hanno sempre occupato un posto importante nella poesia nipponica, anche nell’antichità, tra l’altro con produzioni originali e interessanti. Nella ‘poesia del nuovo stile’, come in quella tradizionale, abbiamo una serie di poetesse della generazione che non ha vissuto la guerra, che ci forniscono prove molto interessanti. Tawari Machi, come dicevamo, porta avanti il discorso della lingua parlata nel tanka, e ricordiamo autrici come Masayo Koike, classe 1959, che ci offre una poesia quietamente visionaria, Toshiko Hirata, del 1955, e Junko Takahashi, del 1944, interprete di un realismo postminimalista, amaramente attento al sociale. Salutiamo anche con piacere l’uscita per Kashin-sha, nel 2010 di Raccolta dell’opera poetica di Noriko Ibaragi, autrice già nota in Italia, fondatrice della rivista Kai, a cui aderirono Shuntaro Tanikawa e Makoto Ooka.

Segnaliamo infine alcune pubblicazioni di poesia, relative all’anno appena trascorso, per la maggior parte delle quali possiamo solo riportare i titoli.

 

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