Diabete. L’effetto Alba

La causa di gran lunga più frequente di iperglicemia al risveglio ha il poetico nome di ‘effetto alba’. Proprio nelle prime ore del mattino infatti, l’organismo si predispone al risveglio attivando diversi ormoni (cortisolo, adrenalina…) che hanno un effetto iperglicemizzante, in pratica impediscono al glucosio di entrare nelle cellule.

«Questo effetto è reso più marcato in età pediatrica per la presenza di ormoni della crescita e altri ormoni legati allo sviluppo sessuale che sono secreti anche essi in misura maggiore in questa fase della giornata, o meglio della nottata», conferma Adriana Franzese, responsabile del Centro di riferimento regionale di Diabetologia pediatrica della Campania.
Un’iperglicemia al risveglio può anche avere altre cause, per esempio l’effetto ‘Somogy’ dal nome dell’endocrinologo ungherese che lo ha studiato. «In questo caso l’iperglicemia non è altro che il ‘rimbalzo’ di un’ipoglicemia che si è presentata magari senza sintomi nelle ore centrali della notte».


Iperglicemie occasionali dipendono invece da ‘errori’ specifici: «Tipica almeno qui in Campania è ‘l’iperglicemia da pizza’: con un alimento del genere o un pasto ricco di fibre tardi la sera, il glucosio arriva nel sangue quando l’effetto dell’insulina è ridotto ed ecco che la glicemia sale», commenta la Spadaro.
Più rare per fortuna le iperglicemie dovute a un’errata o mancata assunzionedell’insulina la sera prima.
Nel caso di Giuseppe, il fenomeno si presentava con regolarità, «il che ci ha fatto subito pensare a un effetto alba», continua Raffaella Spadaro, «anche perché nelle altre ore della giornata Giuseppe riusciva sempre a mantenere un ottimo controllo». Eppure quei 250-300 mg/dl la mattina «erano sufficienti a rovinarmi la giornata. Tutta la mattina a scuola mi sentivo svogliato, stanco», racconta il diciassettenne studente napoletano; «basta un esempio: al cambio d’ora tutti miei compagni si alzavano per chiacchierare o uscire un attimo dall’aula. Io no, me ne stavo al mio banco senza avere la forza di muovermi», racconta Giuseppe.
Correggere le iperglicemie. A Giuseppe era stato insegnato come correggere un’iperglicemia: «Se la glicemia è intorno a 300 mg/dl si può correggere aumentando del 20% la dose prevista la mattina, se è di 250 mg/dl basta aumentarla del 10%. Se è inferiore a 200, meglio lasciar stare: se è possibile si rimanderà di poco la colazione», spiega Adriana Franzese.
Soprattutto bisogna stare attenti a non eccedere «altrimenti si rischia un’ipoglicemia, alla quale fa seguito un rimbalzo naturale e dovuto agli zuccheri assunti, che magari porta a una nuova iperglicemia e… non si finisce più», commenta Raffaella Spadaro. Quando il fenomeno alba si presenta con regolarità è necessario intervenire sulloschema insulinico: «Consigliamo sempre ai nostri pazienti e ai genitori di chiedere un incontro quando notano frequenti iperglicemie al risveglio», ricorda Pietro Buono, diabetologo pediatra e autore con Adriana Franzese di Vivere con il diabete, un manuale semplice e discorsivo per bambini e ragazzi con diabete. Nel caso di Giuseppe è bastato sostituire la miscelata 20/80 rapida e NPH che faceva prima di andare a dormire con un analogo lento.
«Una meraviglia», ricorda Giuseppe, «da un gior-no all’altro il problema è sparito». La glargine infatti permette di tenere una buona ‘copertura insulinica’ nelle ore in cui si manifesta il fenomeno alba. Caso chiuso quindi per Giuseppe, che comunque con questa sola variazione ha visto scendere la sua glicata da 8,6 a 7,5% «e la mattina è tonico e sereno», commentano i genitori del diciassettenne napoletano.
Non sempre le cose sono così semplici. Con Annalisa, dodici anni, con diabete da quando aveva meno di un anno, l’analogo lento serale si è rivelato inutile e non solo quello, «abbiamo provato ogni possibile schema», commenta Adriana Franzese, «contando anche sull’incredibile disponibilità dei genitori che ci hanno messo a disposizione un enorme numero di rilevazioni». Maria Luisa, mamma di Annalisa, infatti ha misurato la glicemia alla figlia molte volte al giorno e almeno due, spesso tre o quattro volte ogni notte e non per eccesso di ansia. «Annalisa soffriva di lunghe e serie ipoglicemie notturne completamente prive di sintomi», commenta Maria Luisa, «praticamente non ho fatto una notte di sonno filata per dieci anni».
Nel caso di Annalisa l’iperglicemia al risveglio, più spesso 300 che 250, era dovuta «sia alla controregolazione fisiologica, al rimbalzo insomma dell’ipoglicemia notturna, sia allo zucchero che veniva usato per correggerla, sia agli ormoni dell’effetto alba», spiega Adriana Franzese che ha seguito con molta attenzione il caso. La soluzione per Annalisa è stata il ricorso al microinfusore: «Conoscendo assai bene l’andamento glicemico della bambina, abbiamo impostato uno schema a cinque velocità basali differenti per ciascuna fase del giorno e della notte che si è rivelato in grado di correggere sia le ipoglicemie notturne che le iperglicemie al mattino e ha normalizzato anche l’andamento nel resto della giornata», commenta Adriana Franzese. La glicata, che superava il 10%, sta avvicinandosi a valori più desiderabili. In una paziente «i cui tessuti si rivelano estremamente insulinoresistenti nonostante un BMI normale, siamo riusciti col microinfusore anche a ridurre di un quinto il fabbisogno insulinico prima molto alto» (da 1,7 a 1,4 unità per chilo di peso).
«Sono molto più serena anche per quel che riguarda il futuro», commenta Maria Luisa. Annalisa oggi ha dodici anni, fa una vita regolare, va a scuola, torna a casa per pranzo, esce con le amiche, studia, è un’acqua cheta insomma. Ma presto i suoi ritmi di vita diventeranno più imprevedibili e il microinfusore le ha dato l’autonomia (per la prima volta da quando ha il ‘micro’, Annalisa fa le glicemie da sola e discute con la mamma i boli) e la libertà necessaria per affrontare la vita. «E io finalmente posso dormire più tranquilla», conclude Maria Luisa.

http://dm1.it/ragazzi/percorsi/view.asp?IDCategory=21&IDArticle=145

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