Ezio Bosso – La stanza

La stanza nascosta, la stanza proibita..
Quella stanza dove non puoi entrare
Così pensavi
Poi trovi la chiave
stanza della casa dove sei nato
Nascosta

paura ad aprirla
Soggezione a entrare
diventa gioia di viverla
E condividerla

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Haiku. Eleonora Giusto (2)

Lo haiku ha origini incerte e misteriose, radicate, probabilmente nell’antico genere del waka (che significa proprio «poesia giapponese», a sottolineare quanto un’intera cultura vi si riconoscesse) . Caratteristica peculiare dello haiku è quella di essere una forma poetica capace di superare le divisioni sociali: era infatti amata dal popolo per la sua brevità e immediatezza, ma apprezzata anche dall’aristocrazia per la sua estrema raffinatezza.

L’autore più celebre è sicuramente Matsuo Basho (1644-1694), figlio di samurai e venerato in Giappone come un santo. Dopo Basho, la poesia haiku subisce un lento declino fino all’Ottocento, periodo in cui emerge una nuova personalità , Masaoka Shiki (1867-1902): Shiki rompe con la tradizione e si pone come un innovatore del genere, riportandolo in auge.

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Il cielo sopra la guerra

(Princesa)

Lettera 21. Lente le sue dita tremanti, presero a carezzare quel respiro, dolcemente, con delicatezza infinita, con cura lungo tutta la sua riga, cullandoselo nel cuore, quel muscolo furioso a battere indomito nel suo petto, scaldandolo col proprio fiato.

E perdendo fuori lo sguardo, dietro i vetri della finestra, contemplando il cadere lieve della neve ad imbiancare le colline, svegliando in un manto gelato la città addormentata, Mattia strinse i pugni, sullo scempio della natura umana a divorare se stessa.

Quei brevi cessate il fuoco, dovuti più alle necessità, che al fermarsi dei fucili nemici, quel velo di pace momentanea, ad avvolgere i cadaveri ammassati lungo le strade, coprire i crani fracassati, scuri, posti a far bella mostra di sé, cimiteri a cielo aperto, le membra sventrate, tracimate tra le urla disperate dei superstiti, le armi a battere incessanti.

La canotta nera, a fasciagli i muscoli, quella cassa toracica così ampia che sembrava potesse contenerne due di cuori, ampia, selvaggia, furente, ereditata dalla sua progenie, sangue mischiato al seme della terra, parte di nuvole e radici, vento e foglie, passero di dicembre, uomo, lupo selvatico, invulnerabile, braccio integerrimo, libero, canto d’inverno, invincibile.

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Enea. Il nome

Continua il nome greco Αινείας (Aineias), d’incerto significato. Potrebbe derivare dal termine αινη (aine) o αἶνος (ainos), “lode” (ma anche “riconoscimento”, “storia”, “racconto”), e significare quindi “degno di lode”, o alternativamente potrebbe essere correlato al termine ainos, che significa “terribile”, “orribile”[1].

Il nome è portato dal personaggio mitologico di Enea, figlio di Anchise e Afrodite, protagonista dell’Eneide di Virgilio (ma presente anche nell’Iliade di Omero), capostipite dei romani. Un personaggio con questo nome, Enea, compare anche nel Nuovo Testamento.

 

Fusilli alla vesuviana

I fusilli alla vesuviana, sono un primo piatto, tipico della tradizione gastronomica campana, molto semplice da realizzare, adatti per un pranzo veloce, senza rinunciare al gusto. In questa ricetta, si sposano bene gli inconfondibili e gustosi sapori degli ingredienti nostrani più tipici, quali la mozzarella ed i pomodori.

La ricetta che vi proponiamo è base: la si può arricchire con altri ingredienti, quali le olive nere, a seconda dei gusti.

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