L’haiku in Occidente

Le prime traduzioni di haiku in occidente furono pubblicate agli inizi dell’900 in Francia e in Inghilterra. Oltralpe i resoconti di viaggio e le traduzioni curate da Paul-Louis Couchoud (1870-1959) furono fonte di ispirazione per una generazione di poeti come Julien Vocance (1878-1954), che scrisse della sua esperienza di guerra del 1914-18:

Ils ont des yeux luisants
De santé, de jeunesse, d’espoir
Ils ont des yeux en verre.

Hanno degli occhi lucenti,
di salute, di giovinezza, di speranza.
Hanno occhi di vetro.

Di haiku si occuparono, anche scrivendone, Rainer Maria Rilke (1875-1926), Jean-Richard Bloch (1884-1947), René Maublanc (1891-1960), Jean Paulhan (1884-1968) e Paul Eluard (1895-1952).

Contemporaneamente, le prime traduzioni dal giapponese esercitarono un influsso sugli imagisti anglo-americani, cui si legò successivamente e per qualche tempo Ezra Pound (1885-1972). Nel 1913 egli pubblicò una breve poesia simile agli haiku, In a Station of the Metro:

The apparition of these faces in the crowd;
Petals on a wet, black bough.

L’apparire di questi volti nella folla,
petali su un umido, nero ramo

La dichiarazione di Pound, di qualche anno successiva, “Non usare alcuna parola superflua, nessun aggettivo, che non riveli qualcosa” è molto vicina allo spirito degli haiku.

Dopo un periodo di relativo oblio, fu solo dopo la seconda guerra mondiale che rinacque nel mondo occidentale l’attenzione per gli haiku, soprattutto grazie ai saggi dell’inglese Reginald Horace Blyth sulla cultura giapponese e alla scoperta, non sempre pienamente compresa, del buddismo Zen. La prima traduzione in una lingua occidentale di un intero volume di haiku avvenne tuttavia in spagnolo. Nel 1956 il poeta e premio Nobel messicano Octavio Paz (1914-1998) pubblicò la traduzione del celebre libro di Bashō Oku no Hosomichi, “La stretta strada per Oku”. L’introduzione dell’haiku ha rappresentato per la poesia occidentale, secondo Paz, una critica della spiegazione e della reiterazione, che sono malattie della poesia.

L’opera di divulgazione e di critica di Blyth stimolò la pubblicazione delle prime raccolte di traduzioni, che a loro volta incoraggiarono la composizione di haiku, soprattutto presso i poeti e gli scrittori della Beat Generation degli anni ’50 e ’60. Scrittori come Jack Kerouac e Allen Ginsberg hanno scritto haiku. Ne I Vagabondi del Dharma(1958) Kerouac fa scrivere haiku ad uno dei protagonisti. Ecco un suo componimento:

Empty baseball field
A robin
Hops along the bench.

Vuoto campo di baseball.
Un pettirosso
saltella lungo la panca.

Più che per il rispetto della metrica, gli haiku di questi poeti sono notevoli per il tentativo di renderne l’atmosfera.

Altri autori di haiku sono stati lo spagnolo Antonio Machado (1875-1939), il greco Ghiorgos Seferis (1900-1971), il geniale e controverso Jorge Luis Borges (1899-1986) e l’uruguaiano Mario Benedetti (1920-2009), i cui componimenti hanno spesso il sapore icastico dell’epigramma:

La mariposa
recordará por siempre
que fue gusano

La farfalla
ricorderà per sempre
che fu un verme.

In Italia, vicine allo spirito degli haiku sono le poesie degli ermetici della prima e seconda generazione, come Giuseppe Ungaretti (1888-1970), Sandro Penna (1906-1976), Salvatore Quasimodo (1901-1968), Leonardo Sinisgalli (1908-1981). Il vero haiku ha incontrato difficoltà ad affermarsi, nonostante la passione di dotti cultori come Giuliano Manacorda, il quale ha fondato l’Associazione Italiana Amici dello Haiku, che organizza ogni anno un concorso nazionale, secondo il costume giapponese. Nel nostro paese hanno scritto haiku, tra gli altri, Giuseppe Bonaviri, Luciano Erba, Marco Lodoli, Silvio Ramat, Andrea Zanzotto. Anche Edoardo Sanguineti ha pubblicato alcuni haiku:

È il primo vino:
calda schiuma che assaggio
sulla tua lingua.

Lo haiku tradizionale richiedeva un lungo periodo di apprendimento e di formazione, mentre quello contemporaneo è spesso a torto considerato come una forma di poesia “immediata” che può essere scritta da chiunque. Se molti poeti di haiku restano fedeli agli standard tradizionali, molti altri li hanno abbandonati, rivendicando la libertà personale e creativa e intraprendendo una continua ricerca sia riguardo alla forma sia rispetto al soggetto. Oggi si scrivono haiku (o pseudo-haiku) in molte lingue e su qualsiasi argomento, affrontando temi quali il sesso, la fantascienza, la violenza, che avrebbero inorridito persino un innovatore come Shiki. Esistono su internet anche programmi appositamente creati per generare componimenti casuali in forma di haiku.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...