Il cielo sopra la guerra

(L’uomo con la chitarra)

Lettera 21. Voltandosi lentamente, la giovane affondò il viso nel cuscino, inspirandone forte l’odore di buono, cercando venia al suo tormento, il ticchettò degli oggetti intorno in moto perenne dagli inizi dei bombardamenti, non le lasciava tregua, i bicchieri, il loro contenuto, il tremolio del tavolo, le sedie. I rimbombi delle granate divenivano ogni notte più persistenti, paurosamente vicini, le pause del cessate il fuoco un’utopia sempre più breve. Coi capelli arruffati, gli occhi incollati, percependo una pressione sottile insinuarsi nei suoi pensieri, Nausicaa si girò col cuore a mille al tocco di una mano lieve a carezzarle la fronte, invitandola al risveglio, sfiorandole col suo respiro le guancie.

Chino su di lei, a contemplarla con i suoi meravigliosi occhi viola, accesi, le spalle ricurve, le cosce tornite, la pelle evanescente resa ancor più lattea dai riverberi della luna, i lunghi capelli corvini liberi sulle spalle, Hermes l’avvolgeva con le sue ali immense.

Una granata ancor più vicina, fece sbarrare lo sguardo alla ragazza, facendola sobbalzare smarrita, terrorizzata, il cielo ad aprirsi, quasi ad entrare dai vetri rotti della finestra a quella deflagrazione così violenta, il fetore dei corpi in putrefazione a saturare l’aria, le urla ovattate, la sua camera buia ad oscillare. Adagio le labbra di lui si posarono sulle sue, e Nausicaa perdendosi in quel calore, si acquietò aprendogli il suo animo tutto, accogliendolo puro.

I suoi seni candidi velati appena dalla camicia, le gambe nude sotto le coperte dagli innumerevoli buchi, scure, grezze, donate ai cittadini dall’Esercito, il letto in ferro a cigolare, l’efelidi della sua pelle, i capelli rossi sparpagliati sul guanciale.

La terra a tremare ancora. I suoi sogni, le sue speranze, i suoi libri aperti, disseminati sul pavimento fra le matite spuntate, i corsi all’Università difficili da frequentare fra il pericolo dei fucili perennemente rivolti. Il sogno di denunciare con la parola le ingiustizie e riempire il mondo di nuova poesia, a renderlo un posto ancora vivibile per gli Esseri Umani degni di questo nome “In Giappone è così, pressoché ogni giornale ha una sezione riservata agli haiku, su di un Giornale trova posto la poesia assieme alle notizie più importanti!” all’angelo parve di ri-vederla in quell’aula universitaria, con la sua gonna blu, logora, lunga alle caviglie, le braccia ad allargarsi “Accanto ai comunicati di quotidiano orrore, spargimenti, sangue e dolorosa follia, trova luogo un soffio di poesia, un motivo per continuare a sperare! Ed io vorrei poter trasmettere questo!”

E aprendo i palmi lasciò che le loro dita si cercassero senza parole, insegnandole a leggere le mani, attraverso di esse emozioni, sensazioni, silenzi “Non è facile alzarsi la mattina e mettere i piedi nel fango. Non è facile, dopo essere stati tutto il giorno fuori sotto il sole, ritornare alla base e fare un chilometro a piedi solo per lavarsi. Non è facile aprire il pc e vedere che tuo figlio piange nel guardarti in webcam perchè vorrebbe abbracciarti e non è affatto facile rifare tutto questo per mesi e mesi. Eppure ci sono ragazzi che mettono da parte se stessi e quello che amano di più, per l’amore del tricolore che portano sul braccio. Soldati veri” lesse Hermes le palme di Nausicaa “Ma la guerra finirà, tutto questo avrà un termine! Tornerà di nuovo la pace, saremo di nuovo tutti liberi, felici! Ci sarà un futuro nuovo ed io pubblicherò la mia poesia!”

Muta al suo cospetto, in quel letto appariva così fragile e forte insieme, a perdersi nelle sue iridi viola dove il tempo s’era fermato nell’abbagliante luce dell’eternità, delicata, integerrima, pettirosso dalle ali di neve, lupo selvatico, donna a fare della sua pelle la propria; della sua bocca il suo sangue; del suo petto l’unica culla; completamente sua, scaldandolo al tepore del suo seno, senza parole, sorridendo nell’incrociarsi dei loro sguardi, di un sorriso complice, timido, rivedendolo con la sua chitarra imbracciata fra le strade disseminate di morte, riconoscendolo angelo al suo fianco.

Gli occhi di Hermes ripercorsero quelle righe, il Baricco che lei leggeva sempre, lui l’aveva letto attraverso i suoi pensieri “Perché ciò che si salverà non sarà mai quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi, ma ciò che abbiamo lasciato mutare, perché ridiventasse se stesso in un tempo nuovo.” quello in cui lei credeva. E stringendola a sé all’ennesima granata, lasciò che il fuoco della distruzione avviluppasse quelle mura  in un sonno senza paura, avvertendo l’ultimo respiro di lei dipingere sulle sue labbra l’haiku più bello Squalo_/ come luna d’argento/ taglia il mare forte, vera, fragile, dura, squalo bianco nell’amore, lenta a sparire all’orizzonte allontanandosi dalla riva nella sua ultima danza.

E chiudendola nel cuore, vestì a lutto le sue piume, senza un lamento

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