Haiku. 17 sillabe

L’haiku è un componimento poetico di tre versi caratterizzati da cinque, sette e cinque sillabe (o, meglio, onji, che sono gli ideogrammi del sistema di scrittura giapponese). In questa brevissima forma poetica, nata nel XVI secolo, si riflette l’amore tutto minimalista della cultura giapponese per le cose semplici. Un haiku di Matsuo Bashō può rendere l’idea:

Nel vecchio stagno
una rana si tuffa.
Il rumore dell’acqua.

Secondo Roland Barthes (ne L’impero dei segni, 1970), l’haiku non descrive, ma si limita ad immortalare un’apparizione, a fotografare un attimo: è per questo che tra le sue caratteristiche peculiari troviamo la leggerezza e, soprattutto, una grande sintesi, che spalanca un vuoto ricco di suggestioni.

Soggetto dell’haiku sono scene rapide ed intense che rappresentano, in genere, la natura e le emozioni che esse lasciano nell’animo dell’haijin (il poeta). Solitamente il primo (o l’ultimo) verso contiene il cosiddetto riferimento stagionale o kigo, una parola che definisce il momento dell’anno in cui viene composta o al quale è dedicata e che fa immergere nell’atmosfera descritta nei versi. Gli haiku tradizionali non hanno titolo.

Il primo grande poeta del genere fu il già citato Matsuo Bashō (1644-1694), venerato già prima della morte per la tensione ascetica della sua arte e della sua vita da eremita errante:

Silenzio:
graffia la pietra
la voce delle cicale.

Yosa Buson (1715-1783), conosciuto prima come pittore che come poeta, rivela nei suoi versi una natura più concreta e un’acuta sensibilità per l’immagine:

Candidamente sta
sulla bianca peonia
una formica di montagna.

Dopo Buson l’haiku andò incontro a un periodo di crisi, in cui predominò un’arte priva di profondità e di creatività, alla quale tentarono di reagire criticamente alcuni poeti dotati di spirito umoristico o parodistico. Tra questi vi fu Senryū Karai (1718-1790), che diede origine e il nome ai senryū, componimenti che, pur rispettando la metrica degli haiku, non si occupano di mondo naturale, ma di argomenti legati alla vita e ai difetti degli uomini, affrontati talvolta con cinico umorismo o con intento satirico:

Il ladro,
quando lo acchiappo.
È mio figlio

Nel quadro di decadenza dell’haiku tradizionale, isolata fu l’esperienza artistica di Kobayashi Issa (1763-1828), dalla vita segnata da numerose tristi esperienze, che rivela un’attenzione per le manifestazioni meno appariscenti della natura e un sentimento di intima solidarietà con gli umili.

La neve si scioglie:
nel villaggio frotte
di bambini.

Masaoka Shiki (1867-1902) è considerato l’ultimo grande maestro e il rinnovatore del genere. Nella sua breve e attivissima vita, influenzato dalla cultura occidentale, egli criticò nei suoi saggi l’immobilismo della poesia giapponese sua contemporanea, mettendo duramente in discussione la piatta imitazione dei modelli classici e il “culto” di Bashō, cui contrappose il realismo di Buson:

Passa la locomotiva:
nel fumo un turbine
di giovani foglie.

In Giappone oggi più di dieci milioni di persone si dilettano a scrivere haiku. Quasi tutti i giornali giapponesi hanno una rubrica a loro riservata.

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