Haiku. Irene Tarantino

Già nell’VIII sec. d. c. fioriscono poesie brevi denominate tanka composti di 5-7-5-7-7 detti anche waka, ossia per antonomasia “poesia giapponese”, a sottolineare quanto i nipponici si identificassero in questo genere. Nel IX sec. questa forma letteraria ha un’ampia diffusione e riconoscimento anche fra le classi alte e vengono instituite delle vere e propri gare di poesia (uta-awase). Un secolo più tardi lo haiku si sviluppa come dialogo in cui un poeta compone la prima strofa (kami-no-ku), mentre l’interlocutore completa la seconda (shimo-no-ku), fino a coinvolgere sempre più partecipanti e divenire una vera e propria poesia a catena (kusari-renga). In quest’ultima forma comincia a delinearsi l’importanza che assumerà il primo emistichio della poesia, poiché esso viene di norma affidato al poeta più abile. Intanto, da appannaggio delle classi più abbienti, gli haikai si diffondono anche tra i ceti più bassi arricchendosi di nuovi contenuti talora triviali e volgari.

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