Il cielo sopra la guerra

(Matteo) 

Lettera 21. Muti gli occhi di lui si posarono su quella polvere, ferma, immobile, finissima, sollevata a tratti dal vento, quasi a divenire fumo sottile di nebbiolina gialla, cratere a cielo aperto nel grembo sventrato di quello stadio senza più un solo filo d’erba, tagliata a modo, senza più una sola striscia bianca al suolo a delineare perimetri di gioco, privo di quell’odore, particolare, che nel tempo aveva imparato a riconoscere come suo; non era più quello il posto dove era stato vitale correre per giocarsi la vittoria, la vita, dove lo spostarsi delle gambe diveniva danza in sincrono fra compagni e avversari, urla, fischi, brezza nei capelli, sudore, polmoni pieni, braccia levate in alto lanciate verso la gloria, una festa dal crescendo esponenziale.

Muto, percepì il silenzio, irreale, appiccicarsi alla sua pelle e una smorfia di dolore gli si dipinse sul viso. Spoglio, nudo dinanzi a quella devastazione, sagoma ingombrante, ombra fantasma in quel campo di calcio vuoto della sua linfa, il suo sguardo vagò in cerca della vita, inutilmente. Non c’era più nulla del gioco, di quel sano spirito vivo, sulle cui basi si era eretta quella mole di pietre e cemento, spalti,  quell’infinito verde da calpestare, un tempo cuore pulsante di orgoglio e gioia, fogli di giornale delle domeniche, anima estirpata alle radici.

Tutt’attorno le bombe avevano demolito ogni cosa, distrutto palazzi, divorato case, tranciato il respiro di neonati, per le strade, nei vicoli neppure più un pallone, le ossa erano state frantumate, i fucili avidi dei gendarmi dal lungo pennacchio si erano abbeverati di carne giovane, muscoli a battere, donne coi loro figli fra le braccia, il rumore dei tacchetti era stato sostituito dagli anfibi dei soldati, le urla d’allegria dagli ordini pronunciati ai margini con ferocia tagliente.

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Haiku. Irene Tarantino

Già nell’VIII sec. d. c. fioriscono poesie brevi denominate tanka composti di 5-7-5-7-7 detti anche waka, ossia per antonomasia “poesia giapponese”, a sottolineare quanto i nipponici si identificassero in questo genere. Nel IX sec. questa forma letteraria ha un’ampia diffusione e riconoscimento anche fra le classi alte e vengono instituite delle vere e propri gare di poesia (uta-awase). Un secolo più tardi lo haiku si sviluppa come dialogo in cui un poeta compone la prima strofa (kami-no-ku), mentre l’interlocutore completa la seconda (shimo-no-ku), fino a coinvolgere sempre più partecipanti e divenire una vera e propria poesia a catena (kusari-renga). In quest’ultima forma comincia a delinearsi l’importanza che assumerà il primo emistichio della poesia, poiché esso viene di norma affidato al poeta più abile. Intanto, da appannaggio delle classi più abbienti, gli haikai si diffondono anche tra i ceti più bassi arricchendosi di nuovi contenuti talora triviali e volgari.

La marmellata

Con il termine marmellata si intende una preparazione semisolida dolce a base di agrumi e zucchero e cotta a lungo.

Nonostante impropriamente nel gergo comune i termini confettura e marmellata siano sinonimi, dal 1982 per effetto di una direttiva comunitaria solo prodotti ottenuti da agrumi possono essere venduti nell’Unione europea con la denominazione di “marmellata”, mentre tutte le altre preparazioni vanno chiamate confettura.

Il nome probabilmente deriva dalla parola portoghese marmelo, per mela cotogna (dal greco μελίμηλον “mela di miele” ). Diffusa in quasi ogni paese, ha generato una serie di leggende sulla sua origine, che spesso coinvolgono personaggi reali come Elisabetta d’Inghilterra o Maria de’ Medici. Si dice, infatti, che i cuochi fiorentini che aveva portato con sé, preparassero per la regina di Francia indisposta e debole dopo una gravidanza, una gelatina ricostituente a base di agrumi. La gelatina piacque tanto alla regina che ne ordinò una gran quantità. Essa fu riposta in vasi con la scritta francese “pour marie malade” da cui verrebbe il francese “marmalade”. Già gli antichi greci conservavano le mele cotogne cuocendole lentamente per addensare gli zuccheri contenuti. L’addensamento del composto ottenuto si ha durante il raffreddamento, ad effetto della azione della pectina.

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L’ululato del lupo

“L’ululato del lupo non ha eco poiché i lupi cacciano in branco, la comunicazione a lunga distanza è fondamentale per la buona riuscita della caccia. Dato che questi animali cacciano per lo più in zone di montagna dove gli ululati sarebbero vulnerabili alle distorsioni dell’eco, essi ululano a una frequenza che non ha eco. I lupi riescono così a localizzare esattamente i loro compagni di caccia e a stanare le prede colte di sorpresa.”

Diabete. L’Iperglicemia

L’iperglicemia è definita un’eccessiva quantità di glucosio nel sanggue.

Il valore di soglia oltre il quale si può parlare di iperglicemia è di 126-140 milligrammi su decilitro (mg/dl) di sangue a digiuno. Tra 110 e 125 milligrammi vi è una situazione da tenere sotto controllo.

La condizione di iperglicemia è presente in caso di pazienti affetti da diabete mellito, i quali devono sottoporsi a terapie specifiche (variabili a seconda del tipo di diabete, del grado di compenso glicemico e di eventuali altre patologie concomitanti) per mantenere la concentrazione di glucosio circolante a livelli accettabili. Tale situazione, tuttavia, non è necessariamente sinonimo di diabete mellito, il cui valore soglia è 126 milligrammi per decilitro (mg/dl) di sangue a digiuno (o 7 mmol/l) o 200 milligrammi su decilitro dopo due ore (o 11,1 mmol/l) da un carico di glucosio. Per quei valori compresi tra 110 e 125, se a digiuno, o 140 e 200 dopo un carico di glucosio, si parla di alterata tolleranza glucidica (IFG o IGT), situazione, quest’ultima, che in alcuni casi può rinormalizzarsi (ad esempio nei casi di diabete gestazionale).

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