A proposito di haiku

Gli Haiku sono poesia, anche una parola sola può essere poesia, un sentimento può essere poesia. Chi lo stabilisce? Chi si celebra maestro nel definire se questo o quello può essere poesia? Ciò che è per me un verso sublime è un nonsense per altri. Concediamo il diritto, a questi pensieri leggeri o pesanti come macigni, la facoltà di essere ascoltati come meglio ci “arrivano” e lasciamo che questi sogni ideali diventino poesia, diventino chiavi di volta a sostegno di ciò che chiamiamo vita.

(Giampaolo Vincenzi)

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Lettera Ventuno

             ( 10 dicembre 1995 )

Lettera 21. Lente le sue dita tremanti, presero a carezzare quel respiro, dolcemente, con delicatezza infinita, con cura lungo tutta la sua riga, cullandoselo nel cuore, quel muscolo furioso a battere indomito nel suo petto, scaldandolo col proprio fiato.

Poi adagio la mano scivolò sul suo grembo, sotto la stoffa bianca della lunga gonna, ed un lieve rossore le dipinse il viso. Era ancor più bella, quando timida, tentava di nascondere goffamente il suo dolce segreto.

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A. D’avenia

È normale avere paura. Come è normale piangere. Non vuol dire essere vigliacchi. Essere vigliacchi è fare finta di nulla, voltarsi dall’altra parte. Fregarsene.

(Bianca come il latte, rossa come il sangue)

Una storia d’amore …

Ieri Virginia mi ha chiesto: “Papà, ma se tu e la mamma vi lasciate chi è che tiene due figlie e chi una?”
Ero in cucina che stavo affettando le cipolle, la domanda mi ha colto di sorpresa.
“In che senso, Virginia?”, ho detto.
“Siamo tre sorelle”, ha detto, “la terza sorella non potete mica dividerla a metà!”
Mi è venuto da ridere. Stavo per risponderle: “Non ti preoccupare, amore, la mamma ed io non ci lasceremo mai”, ma non volevo mentirle, perché so che ogni relazione s’inventa ogni giorno, e il torto più grande che puoi fare a te stesso, e agli altri, è proprio quello di crederti invincibile.

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Il cielo sopra la guerra

Lettera 21. “Ascolta questa!… dai, questa è bellissima!” si rivolse il giovane  in direzione del suo cagnone, ruotando sul pavimento, seduto fra quel caos indescrivibile che era l’appartamento dove abitavano. Adorava quei momenti di notte, quando il buio copriva di silenzio ovattato ogni cosa e il rumore sordo dei mortai in lontananza, finalmente sembrava trovare tregua. Una finta sosta che sapeva dello stesso sapore della pace. Un pizzico ancora alla corda della sua chitarra e il fedele Akira a trotterellare al suo fianco, per godersi quei momenti di gioia serena. A piedi scalzi, il torso nudo, con addosso solo i pantaloni della mimetica, Hermes ridiventava un bambino ad imbracciare quella sua chitarra, fra il disordine delle bottiglie vuote sparse a caso, la confusione delle matite spuntate e i suoi haiku scritti col blu. Le sue amate poesie che lui adattava a far divenire canzoni.

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_angelisenzamemoria

(Sofia)

Lettera 21. Un usignolo. Un uccello dalle lunghe ali blu, bellissimo, le piume lucenti, uno spettacolo, ed i meravigliosi occhi viola vivaci e curiosi, lei amava molto quella creatura incantevole, come del resto gli allegri pettirossi che col loro trillare riempivano l’aria di festa, le romantiche allodole così mattiniere, le simpatiche cinciallegre, i passeri solitari, e gli eleganti corvi impettiti in nero d’ordinanza; loro, la cui compagnia godeva spesso durante le sue giornate interminabili, o al far del tramonto quando di ritorno a casa, poteva finalmente gioire fra la polvere di terra bruciata e l’odore acre dei fucili, il sapore della pace, quell’intervallo di quiete fra un giorno di guerra e l’altro, e seduta a piedi nudi fuori a quel che restava della sua casa in pietra, dove bambina era cresciuta al riparo del suo roseto dai petali scarlatti, poteva gustarsi una tregua dall’orrore, dal sangue, e con i suoi libri ormai consunti sulle gambe, cercare nel proprio cuore nuovi versi, nuove fiabe, avventure mozzafiato.

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