Il cielo sopra la guerra

Lettera 21. Nel contemplare muta le labbra di Lui, il cuore di lei ebbe un sussulto. Adorava quella bocca indecente, i suoi angoli, adorava quel profumo, quei momenti in cui si apriva in un sorriso meraviglioso. L’adorava quando si piegava invitandola al piacere, diveniva tentazione integerrima. L’adorava nelle sue rosee fattezze, l’antro della passione non poteva avere colore di alcun altra rosa, se non quelle labbra, rosa rossa, scarlatta, dai petali carnosi. Quella bocca oscena, disegnata ad arte, che sapeva parlarle senza parole, solo coi suoi sospiri, in un muto linguaggio  che la faceva fremere dentro. Brivido caldo sottopelle.

Princesa

Lettera 21. Lenta la mano di lei indugiò sul petto di Lui, disegnando cerchi concentrici con le dita. Non bisognava che gli confessasse che aveva paura, era certa Lui lo sentisse. Era così. Piano il suo palmo saggiò  quel petto ampio, immenso, invincibile, e percependo il respiro di Lui farsi affannoso, scivolò a carezzarlo nel centro, quel petto così immenso, da poterne contenere due di cuori, lenta lei lo carezzò perlustrandone tutta la pelle perdendosi in quell’affanno. Questo era Lui, tempesta, uragano di potenza incontenibile, e muta chiudendo gli occhi si lasciò travolgere, fremente.

Il cielo sopra la guerra

Lettera 21. Quando lei s’immergeva lenta, negli occhi di Lui, sentiva dentro a scuoterla un uragano, tempesta a crescere, grandine a battere ogni suo respiro. Quell’Uomo era questo: una furia incontenibile di vento e pioggia a dilavare i suoi pensieri. Quegli occhi dolcissimi, pieni di sentimento, eppure abissi così profondi, integerrimi, nella passione divenivano rifugio e tempesta, era così, e lei abbandonandosi a quella burrasca smarriva ogni ragione, appiglio alla sua volontà, perdendosi in Lui fino ad annegare in un mulinello di sensi violenti ad esultare.

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Lettera 21. Chinando il capo, lei lo cercò nei suoi pensieri. E disegnando adagio con le dita i margini della bocca di Lui, nel silenzio, lasciò che schiudendo le sue labbra indecenti, entrasse dentro lei. E invitandola sul suo petto, respirando lei, forte,  l’odore di quella cassa toracica immensa, che sembrava potesse contenerne due di cuori, furiosa nel suo martellare, lasciò che col suo incedere, Lui la facesse divenire Poesia.