Torta Tiramisù senza zucchero

Ho chiamato questa torta “torta tiramisù senza zucchero e senza glutine”, perché imita il gusto del dessert classico italiano più famoso al mondo, che è quello del cacao insieme al caffè e al mascarpone. Non sottovalutare la vaniglia in questa ricetta perché la sua combinazione con la cremosità di un buon latte di cocco è ciò che darà a questo dolce il sapore e la consistenza che cerchi, senza utilizzare un latticino importante come il mascarpone.

Il caffè io non l’ho messo, ma al suo posto trovi l’aroma deciso e intenso del cacao crudo, che non è stato trattato con temperature più alte di 40° e pertanto conserva tutti i benefici degli antiossidanti (che regolano la glicemia e rafforzano il sistema immunitario). Io ho smesso di bere il caffè da alcuni mesi, con grande gioia delle mie surrenali che ora sono in forma più che mai. Lascio a te la scelta di aromatizzare la base con il caffè o meno, ma nel caso optassi per un sì, usa la polvere del caffè e non l’espresso.

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We love insulina

Weloveinsulina è un movimento di persone che attraverso lo sport si propone di fare informazione fra la gente sul Diabete di tipo 1, con particolare attenzione all’importanza della sua diagnosi tempestiva.

Tutto ha origine dalla tragica vicenda vissuta da Plinio Ortolani, che nel 2009, all’età di soli 18 mesi, fu coinvolto in una catena di eventi di malasanità che lo portarono sulla soglia della morte lasciandolo oggi con gravi disabilità che lo segneranno a vita. La drammatica storia, finita anche all’attenzione della stampa e di TV nazionali, è narrata nel libro “La forza che ho dentro” scritto dal padre Iacopo Ortolani. Plinio è affetto da diabete mellito di tipo 1, patologia autoimmune che non si può prevenire ma per la quale il riconoscimento tempestivo dei sintomi è presupposto fondamentale per evitare la morte o danni permanenti.

La vicenda di Plinio, che sta impegnando ancora oggi la famiglia Ortolani in estenuanti percorsi riabilitativi, ha dato a Iacopo la forza di trasformare la tragedia in energia positiva a servizio di tutta la collettività affinché quello è accaduto a Plinio non accada mai più a nessuno !

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Haiku. L’animo umano

L’Haiku è un breve poema ispirato alle emozioni del momento, allo stupore e alla connessione con la natura.

Si tratta di una tradizione giapponese grazie alla quale si può esplorare l’animo umano.

Dato il suo effetto catartico e liberatore, si tratta di uno strumento psicologico, oltre che letterario, di grande utilità.

E pullece ‘e monaco. Napoli dolce

I pullece ‘e monaco, sono deliziosi dolcetti, tipici del periodo natalizio, a base di mandorle, farina, miele e cioccolato fondente, nati a Castellammare di Stabia. Secondo la leggenda, un tempo (non preciso, perché non ci sono fonti che attestano l’anno in cui fu inventato questo dolce) un monaco, quasi sicuramente appartenente ad un convento sorto tra Quisisana, Pozzano e Madonna della Libera, gironzolava tra le strade di Castellammare di Stabia, portando con se il suo sorriso migliore e l’aria simpatica che lo distingueva dai molti, donando ai bambini questi meravigliosi dolcetti che conservava nelle larghe maniche del suo saio. I bambini attendevano con ansia il suo arrivo e adoravano quell’uomo buono che regalava loro dolci squisitezze.

Nasce così l’espressione pullece ‘e monaco, dove “pullece” sta per pollici e non “pulci” come molti credono. Questi meravigliosi dolcetti stabiesi tuttavia molto spesso vengono confusi con i tatù siciliani tipici del periodo della commemorazione dei defunti, che però a loro volta non hanno il cioccolato fondente e i diavulilli che li decorano.

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Salsicce e friarielli. La storia

Quali sono le origini di questo piatto così succulento ed unico al mondo?
Nel periodo di maggior povertà, le donne napoletane, soprannominate “zandraglie”, si recavano nelle cucine dei nobili, dove i “Monsù”, ovvero i cuochi d’Oltralpe, elargivano avanzi di cibo, come le interiora del pollame e degli animali. Era un modo per far fronte alla fame ma non sempre era possibile reperire qualcosa.

Con il loro ingegno, i napoletani iniziarono a rendersi conto che per assicurarsi il cibo quotidiano avrebbero dovuto “puntare” su alimenti umili e poveri, come le cime di rapa. Iniziarono così a cogliere gli ammassi floreali non ancora aperti delle rape ed a cucinarli, aggiungendo lo strutto, a nzogn, per dare sapore e rende estremamente caloriche. Oggi lo strutto è stato sostituito con l’olio extravergine d’oliva.

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