Il Torrone

Il torrone è un dolce antico non solo tipico di alcune regioni italiane ma molto popolare in Francia e in Spagna. Per ottenere un torrone morbido è necessario utilizzare il glucosio liquido o lo sciroppo di mais, reperibile nei negozi biologici o in quelli specializzati di pasticceria.

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‘O babà cu sasicce e friarielli

Quando si parla di babà, il dolce preferito dei napoletani, non mancano mai le matrone che dispensano consigli sulla quantità giusta di rum e sulla corretta dose di farina.

Ogni napoletana che si rispetti conosce i segreti per un babà alto e ben bagnato.

Ma se tutti ne conoscono i trucchetti, pochi ne conoscono l’origine: essa ha a che fare con un incidente avvenuto in Polonia. Si narra che Stanislao Leszczinski, re di Polonia dal 1704 al 1735, suocero di Luigi XV di Francia, avendo messo a punto un programma di cooperazione e integrazione europea, che richiedeva molte energie, aveva continuamente bisogno di consumare cose dolci, per cui i pasticceri di corte erano soliti servirgli il kugelhupf, un dolce preparato con farina, burro, zucchero, uova, uva sultanina e lievito di birra. Ma il re non gradiva affatto! Per cui in giorno, seccato dalla “solita minestra”, scaraventò il dolce contro una bottiglia di rum. L’incontro, o meglio, lo scontro, a grande meraviglia di tutti, comportò la trasformazione dell’impasto gommoso in uno dalla consistenza elastica, il colore, da giallastro che era, diventò ambrato e cominciò a profumare tantissimo. Fu così che nacque il babà, nella versione che conosciamo tutti.

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Haiku.

Non sono zen, affatto, eppure eppure continuo ad avere fiducia negli esseri umani. Ma ogni tanto sono mazzate. E in testa.

Era dopo uno spettacolo di cui ho amato molto il testo, la sua complessità mi appariva un valore, né sterile né virtuosistica, per farvi capire. Un testo che chiede di pensare, nulla di più, e parlarne pubblicamente dopo la rappresentazione, con l’autore e con chi aveva realizzato lo spettacolo, mi sembrava una bella occasione. Per tutti. Per loro, per me, per chi ha assistito, per chi ci ha lavorato. Per capire.
Eppure eppure
Quando si sono accese le luci, la performance sembrava ancora palpabile sul palco, gli spettatori strizzavano gli occhi per i faretti che illuminavano la sala a giorno dopo il buio. La scenografia tornava ad essere un mucchio qualsiasi di roba da accatastare ai lati della scena, gli strumenti musicali sparivano nelle custodie…

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Super Santos. La storia

Date un pallone da calcio ad un bambino e sarà l’uomo più felice del mondo, date un Super Santos a un uomo e tornerà bambino. Se avesse delle tasche il caro vecchio pallone dall’inconfondibile rosso aranciato vi si metterebbe Iphone, pc e tablet senza alcun dubbio: è lui l’oggetto più amato da generazioni e generazioni di ragazzi, specie da quelli napoletani, che lo hanno reso spesso il loro migliore amico. Fa nulla che sia dedicato alla squadra del più grande rivale di Maradona, Pelé. Più inviso, invece, a mamme ed insegnanti, che avrebbero voluto che i loro figli o studenti avessero passato qualche pomeriggio in più a studiare, anziché a fare la colletta per comprarne uno nuovo di zecca, per poi spedirlo inevitabilmente nel balcone di qualche vecchietta e finire tristemente bucato.

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A. D’Avenia

L’amore salva? Quante volte ce lo siamo chiesti, avvertendo al tempo stesso l’urgenza della domanda e la difficoltà di dare una risposta definitiva? Ed è proprio l’interrogativo che Alessandro D’Avenia si pone in apertura di queste pagine, invitandoci a incamminarci con lui alla ricerca di risposte. In questo libro incontriamo anzitutto una serie di donne, accomunate dal fatto di essere state compagne di vita di grandi artisti: muse, specchi della loro inquietudine e spesso scrittrici, pittrici e scultrici loro stesse, argini all’istinto di autodistruzione, devote assistenti, o invece avversarie, anime inquiete incapaci di trovare pace.

Ascoltiamo la frustrazione di Fanny, che Keats magnificava in versi ma con la quale non seppe condividere nemmeno un giorno di quotidianità, ci commuove la caparbietà di Tess Gallagher, poetessa che di Raymond Carver amava tutto e riuscì a portare un po’ di luce nei giorni della sua malattia, ci sconvolge la disperazione di Jeanne Modigliani, ammiriamo i segreti e amorevoli interventi di Alma Hitchcock, condividiamo l’energia quieta e solida di Edith Tolkien.

Alessandro D’Avenia cerca di dipanare il gomitolo di tante diversissime storie d’amore, e di intrecciare il filo narrativo che le unisce, in un ordito ricco e cangiante. Per farlo, come un filomito, un “filosofo del mito”, si rivolge all’archetipo di ogni storia d’amore: Euridice e Orfeo. Un mito che svolge la sua funzione di filo (e in greco antico per indicare “filo” e “racconto” si usavano due parole molto simili, mitos e mythos) perché contempla tutte le tappe di una storia d’amore, tra i due poli opposti del disamore (l’egoismo del poeta che alla donna preferisce il proprio canto) e dell’amore stesso (il sacrificio di sé in nome dell’altro).

 

(Ogni storia è una storia d’Amore)

 

Pan di Nuvola

Il Pan di Nuvola è una deliziosa torta farcita con una base soffice al cacao ed una farcia a base di burro e panna. Ho trovato la ricetta sul libro di cucina “Ricette in Famiglia” di Benedetta PArodi, e, quando ho visto il pan di nuvola, sono rimasta catturata, perciò ho provato a realizzarlo e, apportando qualche piccola modifica, il risultato è stato questo. Il Pan di Nuvola è perfetto in qualunque momento della giornata, a partire dalla prima colazione, fino ad arrivare ad un delizioso dopo cena.

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